Percorso professionale

14 - 19 anni

CO-REGIA

Lulu Helbek

Cosa fa la coregista di uno show come Giudizio Universale?

Co-regia

1. Co-regista, chi è e che cosa fa

Un ruolo creativo, tecnico e organizzativo

In linea generale possiamo dire che la regista o il regista è il responsabile di un allestimento nella sua globalità, è colui che guida i vari comparti (attori, performer, scenografia, musica, luci, costumi etc.) verso l’idea creativa, è colei o colui che, come in un puzzle, mette insieme i vari pezzi di un incredibile gioco di squadra; ha un ruolo creativo e tecnico allo stesso tempo a cui unisce un’importante spirito organizzativo. Chi fa regia ha in mente il disegno generale, ma non solo il disegno, ha in mente il tono, la gamma dei colori, l’emozione contenuta e da esprimere, ha in mente il come, che si realizza grazie ai talenti creativi e tecnici coinvolti.

E il regista di una live performance, di uno show particolare come Giudizio Universale cosa fa? Non è così facile spiegarlo in dettaglio. Le live performance sono spettacoli, forme d’arte, articolati, che tengono insieme e utilizzano molti mezzi espressivi e in cui la tecnologia ha sempre più un ruolo di primo piano, ma il punto è sempre la scelta del come, che parte dalla costruzione del team creativo e tecnico, alle scelte più specifiche sui singoli elementi che compongono la performance: come raccontare una storia, come raccontare e far vivere un’emozione.

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2. A tu per tu con Lulu Helbek

Alla ricerca della parte vitale dell’arte contemporanea

Per avvicinarci a questa professione incontriamo Lulu Helbek, la co-regista, insieme a Marco Balich di Giudizio Universale. Con co-regia, intendiamo un lavoro di regia fatto con, insieme a qualcun altro, un lavoro condiviso o a volte suddiviso per ambiti, che si sviluppa intorno e grazie a un confronto sull’idea creativa che si segue (e insegue) e che determina ogni pezzo del lavoro.

Dallo show – La separazione della terra dalle acque | © Antonello&Montesi

 

Lulu Helbek

Nata a Copenaghen, figlia di un attore italiano e di una flautista danese, Lulu Helbaek è cresciuta a Roma e, dopo aver conseguito il Diploma di scuola superiore, si è trasferita a Milano dove ha studiato Arte Contemporanea. A Milano, sul set di una campagna pubblicitaria per il brand Blumarine, ha conosciuto la stilista Anna Molinari ed è entrata a far parte del suo team, si occupava delle campagne fotografiche per i giornali. In seguito ha lavorato per Giorgio Armani passando poi a collaborare con il regista Marco Gentile alla scrittura di trattamenti per videoclip musicali, occupandosi anche della produzione dei set; tra gli altri artisti che si sono avvalsi del loro talento: Gerry Halliwell, Articolo 31 e Luciano Pavarotti.

Sicuramente essere figlia di artisti, mio papà è un attore, fa sì che vivo da sempre l’odore dei teatri, di sotto i tavoli, ho sempre giocato con i copioni, sentito mio padre che faceva le prove, quindi quello è un percorso che viene un po’ innato. Attorno ai 20 anni ho iniziato con la comunicazione visiva, poi ho studiato storia dell’arte contemporanea. Probabilmente quello che io cercavo era la parte vitale dell’arte contemporanea, quello che poi ho trovato più tardi

Lulu Helbek, tratto da I mestieri dell’Artainment di Marco Proserpio | © AWS

Lo spazio delle emozioni

E l’incontro con la performance live, la parte vitale dell’arte contemporanea, è avvenuto quando Marco Balich ha chiesto a Lulu Helbek di lavorare con lui per costruire il team creativo delle Cerimonie Olimpiche invernali di Torino 2006. Un enorme spazio da riempire a 360 gradi, uno spazio in cui pensare uno show che doveva essere visto da milioni di persone, anche da molto lontano, in un momento in cui la tecnologia non era avanzata come adesso e ad esempio le videoproiezioni ancora non si utilizzavano. Uno spazio animato da logiche diverse da quelle di uno spettacolo tradizionale e frontale, chiuso e “intimo” se paragonato a uno stadio olimpico, in cui far vivere emozioni.

Da allora Lulu Helbek ha guidato, indirizzato e diretto registi, coreografi, scenografi e direttori musicali per più di 20 grandi show.

La ricchezza è poi probabilmente quello che si sposa di più con quello che io vedo l’atto creativo, è il fatto che io abbia sempre potuto lavorare con tante altre persone, altri creativi e creare qualcosa di inaspettato per tutti noi.

Lulu Helbek, tratto da I mestieri dell’Artainment di Marco Proserpio | © AWS

Grandi show, situazioni molto complesse dal punto di vista logistico, in cui sempre più si è sperimentato per creare emozione e per rendere immersiva l’esperienza del pubblico. Show lunghi ore, che si svolgono di fronte agli occhi del pubblico, ma anche sopra e intorno e in cui le cose si trasformano continuamente, con l’obiettivo di tenere sempre alto il coinvolgimento di chi guarda:

 

– la cerimonia per la celebrazione del bicentenario dell’indipendenza del Messico, nel 2010: uno spettacolo di colori, suoni e luci nella piazza centrale della capitale, la piazza dello Zocalo, a cui ha assistito mezzo milione di persone; un lavoro di preparazione e di organizzazione a Città del Messico durato 10 mesi, una squadra di creativi messicani e internazionali di 1766 persone più 7.000 volontari, queste le dimensioni del lavoro;

 

– la cerimonia di chiusura dei giochi invernali di Sochi, nel 2014, dove “l’uso della tecnologia era aumentato tantissimo: si proiettava su tutto il play of field, e sopra tutto c’era una foresta di LED che scendeva, gocce di Led videoproiettate”;

 

– nel 2014 Lulu ha costruito il team creativo per un format che fondeva pattinaggio artistico e musica pop all’Arena di Verona, Intimissimi On Ice Opera Pop, e ha iniziato a dirigere alcuni segmenti di show, ampliando gradualmente il suo spazio;

 

– nel 2016 ha esordito come regista con “Mother of the Nation” ad Abu Dhabi, primo show con donne protagoniste mai messo in scena negli Emirati Arabi, dove è stata anche Direttore Creativo di una live performance in occasione del 45° anniversario del Paese.

Giudizio Universale è il punto di arrivo di un percorso durato probabilmente 10 anni fatto con la nostra società, dove, abbiamo sperimentato come creare emozione e se vuoi immersione nei luoghi più disparati, sicuramente grandissimi e in un certo modo Giudizio Universale è la stessa emozione, concentrata.

Spezzone dalla Video Intervista a Lulu Helbek | © AWS

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3. Lulu Helbek e Giudizio Universale

Un nuovo punto di arrivo dopo anni di sperimentazione

E tutta questa ricchezza ci porta appunto a Giudizio Universale, un nuovo punto di arrivo dopo anni di sperimentazione.

È come se negli anni, portando lo spettacolo non soltanto davanti gli occhi del pubblico, ma anche sempre più attorno e sempre più sopra e trasformando le cose davanti gli occhi del pubblico ci stessimo sperimentando, ci stessimo avvicinando a quello che poi oggi è Giudizio Universale o che in parte Giudizio Universale è.

Spezzone dalla Video Intervista a Lulu Helbek | © AWS

In che mondo ci porta Giudizio Universale? Sicuramente è la storia di un luogo e dell’energia creativa che lo anima, la Cappella Sistina: è la storia dei papi, la storia di Michelangelo e un eco dei grandi del Rinascimento.

Ma come viene raccontato il mondo in cui Giudizio Universale ci porta? E quindi che cos’è Giudizio Universale? Difficile definirlo e imbrigliarlo nelle categorie che conosciamo del teatro classico. Gli elementi e i mezzi che vengono utilizzati come abbiamo già detto sono tantissimi e lo spazio, lo spazio chiuso dell’auditorium viene trattato grazie alla tecnologia ma anche in base a scelte stilistiche e comunicative, in un modo del tutto particolare. Seduti sulla nostra sedia è come se camminassimo all’interno della cappella: gli affreschi, i papi, il conclave, i tormenti di Michelangelo e il suo genio creativo, le storie di Mosè e Gesù sono ovunque intorno a noi, vicini, molto vicini e chiari.

Dallo show – La volta | © Luca Parisse

Immersività ed emozione prima di tutto quindi, che si realizzano con:

– le video-proiezioni. Grazie all’uso delle video proiezioni, la Cappella Sistina e la sua storia vengono ricostruite davanti, sopra e intorno al pubblico

– la Musica, che si intreccia dall’inizio alla fine con quello che succede ed è un altro modo del racconto, non secondario

– l’utilizzo dello spazio e la decostruzione dello spazio classico e frontale del teatro

Dallo show – Il conclave | © Antonello&Montesi

– l’utilizzo del corpo di performer e attori. Sganciato dalla parola è un corpo che attraverso il movimento, un movimento coreografico, esprime e racconta

– un uso importante della luce, con momenti di puro light show

monologhi e i dialoghi, voci fuori campo che danno alla storia la sua dimensione cronologica e narrativa e che si accostano al racconto dei corpi e dei movimenti

Dallo Show

Giudizio Universale

Un nuovo linguaggio che non esiste ancora

L. Helbek Giudizio Universale e i segreti della Cappella Sistina è la storia di un luogo incredibile. La storia di uno spazio che esiste da sempre e quindi è un viaggio nell’arte che cosparge questo luogo, nei suoi protagonisti e nelle emozioni che ha provocato in tutto il tempo e che ancora oggi continua a provocare. Il modo in cui lo facciamo è la cosa più complessa da raccontare. Giudizio Universale non è uno spettacolo di prosa, non è teatro classico, non ha un palco finito e un luogo dove gli spettatori vengono chiusi e hanno il loro spazio definito. Lo spettacolo avviene attorno al pubblico, sulla testa del pubblico, a volte nella parte tridimensionale, dell’aria sopra il pubblico. I performer non hanno voce che esce dalle loro bocche, ma hanno dei caratteri e delle intenzioni, hanno dei pensieri e si esprimono. La colonna sonora è estremamente predominante. La luce non viene usata solo per illuminare gli attori ma ha voce in capitolo tanto quanto la performance fisica. Giudizio Universale è un nuovo linguaggio che non esiste ancora, non c’è nulla come Giudizio Universale, quindi è difficilissimo dare degli esempi, lo stiamo sperimentando ora: una nuova fruizione, un nuovo modo di vedere uno spettacolo.

Lulu Helbek, tratto dal Docufilm “I mestieri dell’Artainment”, di Marco Proserpio | © AWS